29
Mag
2013
“Ape regina”( Queen bee)di Ranald MacDougall-1955
Bette Davis e Joan Crawford sono state le due Regine
incontrastate del mélo della Hollywood dei Tempi d’Oro( Anni Trenta e
Quaranta). Nella quinta decade del secolo scorso le due grandi attrici(
ma per me Bette Davis era superiore alla rivale) fecero scelte diverse
per poi rincontrarsi nel mitico duello finale di “Che fine ha fatto Baby
Jane?”(1962).Bette Davis, attrice più duttile e sensibile, dopo “Eva
contro
Eva” (1950)e “La diva”(1952) accettò ruoli in cui non era più la bella
donna al centro di intrighi amorosi e girò, tra l’altro, “Pranzo di
nozze”di Richard Brooks(in cui era la madre della sposa)e ” Angeli con
la pistola”di Frank Capra(in cui diede vita ad una clochard da
leggenda). Joan Crawford insistette invece nel suo ruolo preferito di
donna forte, ambiziosa e seducente(specie di uomini più giovani). Ecco
“Jonny Guitar”, ” So che mi ucciderai”,”Foglie d’autunno” e appunto “Ape
Regina”del 1955.In questo film è Eva Phillips, una cinquantenne ancora bella ma non più seduttiva(anche se lei crede il contrario). Donna del Nord proveniente da una famiglia modesta, è riuscita ad incastrare(uso questo brutto termine,ma è quello che più rende l’idea di una donna che finge di essere incinta per farsi sposare) Avery ,un ricchissimo possidente della Georgia per il quale lavora il suo antico(ma non tanto)amante Judson Prentiss. Nonostante la nascita di due bambini, il matrimonio fallisce a causa del carattere crudele e dominante di Eva. Avery, dopo un incidente d’auto in cui è rimasto sfregiato, si dà all’alcol. Ma non è tutto: Eva è decisa ad impedire le nozze tra l’ex amante e la cognata Carola. Da vera “ape regina” vuole anche quell’uomo tutto per sè. Quando si accorge che il matrimonio si farà, rivela a Carola la verità. La ragazza, molto fragile, si uccide. A questo punto, il marito lascia la bottiglia, incoraggiato dalla cuginetta Jennifer, e………
E’ evidente che la Crawford voglia imitare Bette Davis in “Piccole volpi” impersonando una donna terribile,odiosa, malefica, ma la sceneggiatura non la sorregge nell’impresa(quella del film della Davis è della Hellmann), i suoi compagni di lavoro sono quasi delle comparse e lei stessa non ha il fascino perverso della grande cattiva. Donna forte, volitiva, ma non un mostro di perfidia. Non appare quindi credibile e spesso cade nel ridicolo.
Splendide solo le mise. La Crawford in fatto di abiti era esigentissima. Voleva apparire sempre inappuntabile, come tutte le donne che si sono fatte da sè e temono il giudizio degli altri.
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