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lunedì 23 aprile 2018

26 Mag 2013

” Correre”(Courir)di Jean Echenoz-Adelphi 2010

Scritto da Giuseppina La Ciura
Mio padre era un grande sportivo. Mentre mia madre mi leggeva le fiabe(che peraltro non mi piacevano molto), il mio papà mi parlava dei grandi campioni dello sport della sua giovinezza. Così ho imparato a conoscere e ad amare la Juventus di “Combi, Rosetta Calligaris”,la Nazionale di Piola e Meazza, l’eterno duello Binda-Girardengo, Ondina Valla, Paavo Nurmi. E mi leggeva “La Gazzetta” con le imprese di Bartali e Coppi,gli eroi dell’Honved, il tragico destino di capitan Valentino Mazzola etc. Non poteva mancare Emil Zàtopek, la Locomotiva Umana. Ed è per tutto ciò che ho voluto leggere il libro che il francese Jean Echenoz ha dedicato a questo mitico Eroe dell’Atletica.
Echenoz ripercorre con toni lievi e spesso lirici(e mai epici) i momenti salienti della vita e soprattutto dell’adolescenza povera ma ricca di affetti familiari del futuro campione in una Cecoslovacchia invasa dai Nazisti. Mentre i Tedeschi impongono il Terrore, Emil ,che è un operaio e poi uno studente di Chimica, scopre il piacere di correre. E corre sempre più forte e sempre più a lungo in una terra desolata e gelida. Non ha un allenatore nè un massaggiatore. E’ lui che decide come e quando correre seguendo il suo istinto. Per questo ha uno stile di corsa unico,  sgraziato, imprevedibile, fatto di continui cambi di ritmo che annichiliscono i suoi avversari come i finnici o l’elegante francese Mimoun. Emil sbuffa, digrigna i denti, soffre atrocemente nello sforzo. Diviene La Locomotiva Umana. Ed è imbattibile. A Berlino nel 1936 nello stesso stadio dove Hitler si rifiutò di stringere la mano a Jesse Owens, a Londra nel1948, ad Helsinki nel 1952 dove si permise

di realizzare un’impresa che non è stata più ripetuta: la  medaglia d’oro nei 5000 metri, nei 10000 e ..nella Maratona.
Le Olimpiadi di Helsinki sono l’ apogeo suo e della sua adorata Dana(che  vince la gara del giavellotto). Poi inizia il lento declino. A Melbourne nel 1956, nella Maratona, arriva solo sesto.(ma è stato operato di ernia da soli quindici giorni!). Poco dopo si ritira. E’ ormai un’icona dello Sport e un alto ufficiale dell’Esercito della Repubblica Democratica cecoslovacca. Ma l’uomo è inquieto. Nel 1968 si schiera con Dubcek e la sua Primavera di Praga. E’ una breve stagione felice.Poi arriva l’Armata rossa. Zatopek perde tutti suoi titoli onorifici e viene spedito in miniera o fare lo spazzino per le strade di Praga. Ma è troppo popolare, troppo amato. Dopo una triste autocritica, diviene archivista nel Centro di Documentazione dello Sport. E qui viene a prenderlo  Vaclav Havel nel bellissimo Autunno del 1989.
Imperdibile 

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