1
Giu
2016
“Il cadavere in pantofole rosse”(” The corpse in the crimson slippers-1936)di R.A.J.Walling-I bassotti 2016
Il
giovane Allen si stupisce quando alle nove meno un quarto di un lunedì
di Luglio si vede arrivare in ufficio il suo datore di lavoro, il famoso
investigatore dilettante Philip Tolefree. Costui, che abbiamo
conosciuto in “Sei a tavola”- qui alla sua settima avventura- si ritira
nella sua stanza e consulta il Who’s Who. Viene però interrotto nella
sua lettura dall’arrivo del personaggio di cui voleva sapere il più
possibile: mr Ronald Hudson.
Hudson, che Walling descrive come una sorta di scimmione, è
scrittore, esploratore( siamo negli Anni 30…) e soprattutto un
avventuriero dalle molteplici attività ed interessi. L’uomo, che sta per
partire per il Portogallo per un affare misterioso, chiede a Tolefree
di decifrare per lui un oscuro criptogramma. Tolefree non sembra
interessato al caso, ma poi la personalità di Hudson lo affascina ed
acconsente ad occuparsi dell’affaire. Il suo interesse cresce quando
scopre che dietro il biglietto da visita vede trascritte a matita
numerose iniziali di importanti personaggi dell’high society. Per
consultarne uno, Tolefree finisce così a Old Hallerdon,la splendida
dimora Tudor del ricchissimo industriale sir Thomas Grymer. L’avvocato
Feldelman, che è venuto a prenderlo alla stazione,lo ragguaglia circa
l’evento tragico che è accaduto nella dimora la domenica notte:
Lewisson, un valente chimico e dipendente di Grymer, si è ucciso
sparandosi alla testa nella sua camera da letto. Il verdetto è unanime:
suicidio. I motivi sono oscuri,ma non sembra interessare nessuno delle
nove persone presenti nella villa. Anzi, l’atmosfera è gaia e distesa.La
figlia del canonico Marefield fa di più: flirta con un francese,certo
Thibaud e con un giovinotto inglese, certo Bighbury.Tolefree, che è
stato presentato come critico d’arte Tudor, non vede nemmeno il cadavere
che è rimasto nella camera in cui si sarebbe ucciso.
Ma il ritrovamento di un bossolo sotto la finestra di Lewisson dà una svolta al caso.Comincia a farsi largo l’idea sconvolgente che non si sia trattato di un suicidio,ma di un delitto molto ben organizzato.
Le indagini di Tolefree risultano però complicatissime, perché si basano sui ricordi spesso volutamente lacunosi degli ospiti di Grymer. Per giunta, Bothwick,un grande esperto d’arte che è stato quello che è entrato per primo nella stanza di Lewisson, ha lasciato la residenza all’una di quella stessa notte e Tolefree non può interrogarlo. Ma il detective preferito di Walling è tenace ed acuto-anche se non affascinante- e, dopo circa duecento pagine che sono per il lettore “croce e delizia”(chi ha letto un Walling mi capirà al volo) arriverà alla verità. Che ,purtroppo, ricorda troppo da vicino quella di un classico di Edgar Wallace.
Hudson, che Walling descrive come una sorta di scimmione, è
scrittore, esploratore( siamo negli Anni 30…) e soprattutto un
avventuriero dalle molteplici attività ed interessi. L’uomo, che sta per
partire per il Portogallo per un affare misterioso, chiede a Tolefree
di decifrare per lui un oscuro criptogramma. Tolefree non sembra
interessato al caso, ma poi la personalità di Hudson lo affascina ed
acconsente ad occuparsi dell’affaire. Il suo interesse cresce quando
scopre che dietro il biglietto da visita vede trascritte a matita
numerose iniziali di importanti personaggi dell’high society. Per
consultarne uno, Tolefree finisce così a Old Hallerdon,la splendida
dimora Tudor del ricchissimo industriale sir Thomas Grymer. L’avvocato
Feldelman, che è venuto a prenderlo alla stazione,lo ragguaglia circa
l’evento tragico che è accaduto nella dimora la domenica notte:
Lewisson, un valente chimico e dipendente di Grymer, si è ucciso
sparandosi alla testa nella sua camera da letto. Il verdetto è unanime:
suicidio. I motivi sono oscuri,ma non sembra interessare nessuno delle
nove persone presenti nella villa. Anzi, l’atmosfera è gaia e distesa.La
figlia del canonico Marefield fa di più: flirta con un francese,certo
Thibaud e con un giovinotto inglese, certo Bighbury.Tolefree, che è
stato presentato come critico d’arte Tudor, non vede nemmeno il cadavere
che è rimasto nella camera in cui si sarebbe ucciso.Ma il ritrovamento di un bossolo sotto la finestra di Lewisson dà una svolta al caso.Comincia a farsi largo l’idea sconvolgente che non si sia trattato di un suicidio,ma di un delitto molto ben organizzato.
Le indagini di Tolefree risultano però complicatissime, perché si basano sui ricordi spesso volutamente lacunosi degli ospiti di Grymer. Per giunta, Bothwick,un grande esperto d’arte che è stato quello che è entrato per primo nella stanza di Lewisson, ha lasciato la residenza all’una di quella stessa notte e Tolefree non può interrogarlo. Ma il detective preferito di Walling è tenace ed acuto-anche se non affascinante- e, dopo circa duecento pagine che sono per il lettore “croce e delizia”(chi ha letto un Walling mi capirà al volo) arriverà alla verità. Che ,purtroppo, ricorda troppo da vicino quella di un classico di Edgar Wallace.
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