28
Lug
2013
“Middlemarch”di George Eliot- Rizzoli 1983
In
attesa di un poliziesco che sia un poliziesco, riprendo via e-book il
capolavoro di George Eliot. Questa scrittrice inglese non ha mai goduto
in Italia di molta popolarità. Da ragazzine ci facevano leggere ” Il
mulino sulla Floss” in un’edizione ridotta ed edulcorata e poi, se
andava bene, il “Silas Marner”.Chi legge “Middlemarch” comprende appieno
quale grande scrittrice ed intellettuale sia stata la Eliot. La trama
così complessa ed articolata(“la famosa “ragnatela”di cui parlano i
critici) non nasconde, anzi esalta, quella è la vasta gamma degli
interessi di questa donna vittoriana che sognava “una quieta vita di
felicità coniugale” e che, invece, ebbe una ventennale relazione con un
uomo colto e potente, ma sposato e poi, a pochi mesi dalla morte,un
matrimonio assurdo con un giovane americano che poteva essere suo
figlio. Ambientato in un villaggio delle Midlands-Middlemarch,per
l’appunto-negli anni tra 1830 e 1832, il romanzo affronta i temi della
riforma elettorale, della condizione femminile, della natura del
matrimonio, della religione, della scienza e della medicina in quegli
anni di trapasso verso l’ascesa al trono della regina Vittoria. Il ritmo
narrativo è per forza di cose -citazioni colte, descrizioni,dettagli
psicologici etc-molto lento e a volte il tono diventa saccente e
didascalico. Se queste sono le imperfezioni, secondo il mio modesto
parere, il tema centrale e alcuni suoi personaggi sono memorabili.Il leopardiano “apparir del vero” visto in questo romanzo soprattutto in campo politico e sociale è il cuore pulsante di “Middlemarch”: la delusione, il senso di fallimento, di sconfitta,la morte degli ideali giovanili, dei sogni, delle aspettative e la vittoria della realtà, del quotidiano, del prosaico. L’idealismo che fa rima con romanticismo delle sorelle Bronte muore con Dorothea Brooke,l’eroina di “Middlemarch”. Dorothea è molto giovane, bella e benestante. Sembra destinata ad un’esistenza comoda e serena come moglie di uno squire, sir James Chattam, ma dentro di sè cova il sogno di aiutare gli altri, di rendersi utile, di fare grandi cose. Per questo, sposa Edward Casaubon, un maturo erudito che da anni si dedica ad un’opera che lui giudica grandiosa “La Chiave di tutte le Mitologie”.La giovane vuole apprendere cose nuove, condividere il lavoro intellettuale, crescere: ma a Roma,durante la luna di miele, comprende che suo marito non solo l’emargina ma è un fallito ed un mistificatore.
Il malinconico sentimento della delusione pervade anche gli altri personaggi, specie il dottor Lydgate e la moglie Rosamond. Solo Mary Garth, bruttina, semplice e gentile, conoscerà la felicità con il suo eterno fidanzatino Fred Vincy perchè lei non ha grilli per la testa ma un sano pragmatismo .Il messaggio per tutti i giovani ed idealisti è amaro: ” La più alta vocazione e scelta è vivere senza oppio, vivere ogni dolore con pazienza consapevole e lucida..” (lettera del 26 dicembre del 1860)
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