Dal
24 Gennaio al 21 Marzo del 1863 su “All the year round” apparve “The
dark night’s work”, uno degli ultimi romanzi di Elizabeth Gaskell
.L’autrice gli aveva dato il semplice titolo di”The night’s
work”,Charles Dickens ,che era il direttore della rivista,memore del
successo che avevano allora presso il pubblico il genere gotico e quello
sensational*,decise di aggiungere l’aggettivo “dark”.Mrs Gaskell la
cui poetica era essenzialmente realistica andò su tutte le furie, ma
Dickens fu irremovibile.

In quella notte buia si conclude la tragedia umana e sociale di un
ricco avvocato, il dott Wilkins ,che aveva sognato l’ impossibile per i
suoi tempi: entrare a far parte dell’alta società della contea.
M.Wilkins era nato in una lussuosa dimora ad Hamley figlio ed erede di
un ricchissimo e potente legale che lo aveva fatto studiare ed Eton ,lo
aveva fatto viaggiare per l’Europa ,gli aveva fatto coltivare l’Arte e
la Cultura. Wilkins,divenuto un giovane raffinato e snob, aveva sognato
di sposare un’aristocratica ,ma, dopo tanti rifiuti, era stato costretto
ad impalmare una fanciulla figlia di un una lady e di un avventuriero
francese. Lettice ,la moglie ,gli aveva dato due figlie e la felicità
domestica, ma era morta giovane, improvvisamente .Poco dopo, era morta
anche la secondogenita. Gli era rimasta solo Ellinor , una bambina e poi
fanciulla mite e buona. Wilkins non era felice .Voleva il
riconoscimento sociale, far parte dei nobili. Egli cacciava con loro,
andava alle loro cene, discuteva con loro,ma non era uno di loro. Era un
borghese,un professionista che non viveva di rendita ma del suo lavoro.
I lutti familiari e le frustrazioni sociali lo portarono
inevitabilmente al bere, allo spendere e spandere, agli stravizi, al
dolce far nulla. Così fu costretto a chiamare un aiutante da Londra,mr
Dunster. Costui non ha l’untuosità e il sadismo raffinato di Huriah Heep
né il genio eccentrico tipicamente italiano del conte Fosco, ma
rappresenta il Male segreto, nascosto che si insinua e corrompe tutto
dal di dentro. Non ha vizi né pretese sociali o amorose:è solo un grande
e serio lavoratore che si rende indispensabile al padrone al punto che
questi ne fa il suo socio. Un socio odioso, arrivista, ambizioso. Fino
alla notte fatale in cui nel suo studio Wilkins lo colpisce in un
momento di furia cieca e lo uccide.
A questo punto, se la Gaskell fosse stata la Green britannica,
sarebbe entrato in scena un detective come Gryce il quale avrebbe
iniziato le ricerche,gli interrogatori, l’analisi degli alibi, moventi,
colpevoli, complici con il colpo di scena finale. Qui, per la gentry e i
villici della contea, Dunster da buon londinese è fuggito in quella
notte buia in America portando con sé la cassa. Per la Gaskell la
punizione è qualcosa di personale,è sofferenza,è rimorso silenzioso e
nascosto che vive e muore con te. Non ci sono come in una fiction della
Braddon personaggi diabolici, intrighi foschi, fanciulle prigioniere in
segrete orribili, misteriosi passati. Ellinor è una spettatrice, una
fanciulla mite e passiva. Accetta con dignità il suo destino di
solitudine rifugiandosi nella preghiera e nella quotidianità. Eppure
sconfigge la sua rivale, la nobile consorte non amata del suo amore di
gioventù e trova in una modesta canonica una nuova serenità.
Il tono del romanzo è pacato, l’andamento narrativo lento e
riposante(ah Trollope!), la scrittura semplice ma gradevole. La lettura:
imperdibile.
*Ricordo che ” La donna in bianco” di Wilkie Collins è del 1860 e “Il segreto di lady Audley” è del 1862