lunedì 30 aprile 2018

14 Gen 2018

“La Jena di Oakland”(” Beware, my lovely”)di Harry Horner, 1952

Scritto da Giuseppina La Ciura
Robert Ryan e Ida Lupino girarono insieme nel 1952 il thriller “Beware,my Lovely” sotto la direzione di Harry Horner. In Italia,al film (oggi dimenticato)fu dato il titolo di “La Jena di Oakland” Titolo assurdo.Ryan non è affatto una jena ed il paesino in cui è ambientato il film non ha un nome:certo non è Oakland. Ma per il botteghino si fa questo ed altro.
1918.E’ il primo Natale di pace. Anche mrs Helen Gordon(Ida Lupino)vuole festeggiare sebbene sia da due anni inconsolabile vedova di guerra. Per integrare la magra pensione ,ha deciso di affittare una stanza. Dal momento che non è capace di pulire da sola la sua bella casa da cima a fondo, decide di ingaggiare un uomo di fatica. Mr Howard  Wilton( Robert Ryan)possiede il fisico adatto, ma ha gravi turbe mentali. Il fatto di essere stato riformato, ha accentuato il senso di frustrazione,la mania di persecuzione,le amnesie,i capogiri fino a farne un borderline. Inizialmente, mrs Gordon cerca di aiutarlo,ma ben presto comprende che l’uomo è pericoloso. Ed inizia il dramma di una donna sola in balia di uno schizofrenico……..
Film non eccelso ,ma ben diretto e magistralmente interpretato.
Per cinefili 

“La mano tagliata”di Matilde Serao-Salani,1912

Scritto da Giuseppina La Ciura
Matilde Serao è stata una grande protagonista della vita culturale e letteraria italiana tra la fine dell’Ottocento e le prime decadi del Novecento. Fu tra l’altro la prima donna a fondare e a dirigere  con il marito Edoardo Scarfoglio un  quotidiano -”Il Mattino” – e a cimentarsi  nel 1906 nel genere poliziesco che stava trionfando dovunque nel mondo occidentale con “Il delitto di via Chiatamone”. Io,però, ho preferito leggere “La mano tagliata” del 1912, un libro che ha acceso la mia fantasia  per il titolo così macabro.
“La mano tagliata” non è un poliziesco-anche se vi appare un detective privato, l’inglese Leslie-ma un feuilleton degno della penna di un Sue o di un de Montépin. La trama è ovviamente complicatissima ed una sinossi ben fatta è impossibile(o quasi). La lascio volentieri al lettore. Mi limiterò a qualche  accenno. Come in tutti i romanzi del tempo i protagonisti sono due e maschi. L’uno,il conte milanese Roberto Alimena incarna il Bene, l’altro,lo scienziato ebreo Marcus Henner il Male.Lo scontro è inevitabile ed avviene attorno ad un bauletto di pelle nera in cui viene conservata nel velluto la mano troncata di una donna che si suppone di estrema bellezza. La mano è di pelle chiara, ingemmata, con un bracciale di perle e diamante al polso. Essa sembra viva dato che non mostra alcun segno di putrefazione.Il conte Alimena, un dandy dannunziano, algido e insensibile al fascino femminile(secondo il conte, le donne oneste sono da evitare perché vogliono essere sposate,le avventuriere son da evitare perché pericolose,le cocotte sono da evitare in quanto avide) odia il freddo. A Napoli in quel Gennaio del 18.. si gela e lui si trasferisce in treno a Roma da dove si sposterà a Nizza. Sul suo scompartimento si siede un uomo mostruoso. Piccolo, con la gobba, pochi peli su un viso scarno e pallido, due occhi verdi da rettile. E’ il nostro savant fou. Arrivato all’Hotel in Piazza di Spagna, Alimena scopre tra i suoi colli il bauletto e,dopo molti dubbi,lo apre. Così scopre la bellissima mano tagliata e ….se ne innamora.Da quel momento non ha più pace. L’oggetto macabro e repellente(ma io non sono una feticista) appartiene a Marcus Henner che lo rivuole con tutti i mezzi(illegali,è ovvio). Il duello mortale si svolge tra Roma, Parigi, Londra,l’isola di Wight, il convento delle Sepolte Vive a Napoli……….
Il grande duello,in verità, si ha tra i Cristiani(o meglio,le Cristiane, due israelite convertitesi per amore)e gli Ebrei.La Serao non è proprio tenera verso questi ultimi, secondo i pregiudizi del tempo. Il Ghetto di Roma viene descritto come un luogo invivibile:strade strettissime, lerce, maleodoranti su cui si affacciano case piccole, annerite, fetide, fatiscenti. In esse abitano commercianti sporchi, avidi, avari e misteriosi. Vivono un’esistenza squallida tutta dedita al denaro che nascondono in recessi segreti,fingendosi poveri.I loro traffici veri si svolgono di notte e sono loschi se non criminali. Henner è invece uno di quegli Ebrei che abitano in dimore lussuose, dove tutto è apparenza. Henner è realtà un ipnotizzatore che “cura” i gentili  con l’ipnosi.Uomo orribile,” un turpe semita”è richiestissimo dalle signore nevrotiche che a prezzi altissimi implorano il suo aiuto.
Egli odia i cristiani  e per questo ha “spezzato i loro cuori, rovinato le loro esistenze ” vendicando in nome del Dio di Abramo e Mosé “,il Tempio crollato”,la Fede precipitata, la  Nazione dispersa,la Fortuna distrutta”.I cristiani sono delle “belve dall’aspetto mite che perseguitano gli Ebrei da secoli,che non danno loro tregua”* Ma l’Amore……
Avendo letto “La mano tagliata”in ebook non so dire in quale pagina è scritto tutto questo. In ebook è al 91per cento
8 Gen 2018

“Morbide guance”di Natsuo Kirino, Neri Pozza,2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
“Morbide guance” del 1999 è il secondo romanzo di Natsuo Kirino che Tommaso Pincio di “Repubblica” considera “la Regina del delitto “made in Japan. “Le morbide guance” del titolo sono quelle di Yuka(5 anni)la figlia maggiore di Moriwaki Michihiro e della moglie Kasumi.La bambina è scomparsa in modo misterioso l’11 Agosto del 1994 a Izumi-go,sul lago Shikotsu, a tre ore da Sapporo. Il signor Ishiyama, proprietario dello chalet da cui è scomparsa nel nulla la piccola e amico della coppia Moriwaki, ha mosso mari e monti,essendo un uomo molto ricco e potente,per trovare la bambina,ma l’esito è stato negativo.
Così comincia questo romanzo tra il noir e il giallo psicologico che affronta una delle più grandi tragedie dell’esistenza: perdere una bambina e continuare a cercarla, tra la speranza folle e la disperazione più nera. La Kirino precipita il lettore nel cuore di questa tragedia che molti,specie donne, hanno vissuto e vivono. Lo fa con toni tipicamente orientali. Niente lacrime, scene madri, gesti estremi. Kasumi  ,dignitosa e forte,non si dà per vinta.Lascia il marito, troppo debole e realista,e l’amante Ishiyama tra le cui calde braccia si trovava mentre Yuka usciva da sola nel bosco e percorre tutte le strade che possono portarla alla sua bambina. La Polizia,la televisione di stato,i veggenti, i detective privati non sono però in grado di aiutarla.
Dopo quattro anni di inutili ricerche, le telefona Utsami,un ex poliziotto. L’uomo è malato terminale di cancro. Ha paura di morire e vuole occupare la mente e il tempo che gli resta in un’opera di grande umanità. Si offre a Kasumi come compagno di viaggio alla ricerca della verità. Sarà per i due  un viaggio a ritroso che  porterà l’uomo a morire a Otori,nella locanda da dove è fuggita Kasumi per vivere ed affermarsi a Tokyo. Sono settimane terribili in cui si alternano in entrambi momenti di lucidità ed altri di delirio.Da questi incubi e sogni vengono fuori verità alternative, diverse, logiche ed illogiche.
Inquietante.
4 Gen 2018

” Il tragico ritorno” di Pietro Mormino-Serie Gialla, Sonzogno 1939

Scritto da Giuseppina La Ciura
Come il mitico Ulisse, Gontrano Mauri torna a casa dalla moglie e figlio dopo una vita di avventure.Trova però nella sua bella villa sul mare del Tigullio alcuni “Proci” intenzionati a sostituirlo nel cuore e nel talamo coniugale.Dopo aver fatto colazione, Gontrano si apparta con la moglie perché desidera riappacificarsi con lei,ma la donna lo respinge, non lo vuole più.Poche ore dopo, viene accoltellato in giardino. Molti sono i possibili colpevoli, tra cui alcuni “esotici”L’assassino è invece un europeo corrotto e drogato,cui fanno gola i favolosi rubini che Mauri ha portato dal Brasile,
Il ritmo è troppo rapido, il delitto improvvisato. Mormino non convince. 
2 Gen 2018

” Quarantena al Grand Hotel”di Jeno Rejto -Lindau, 2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
Gli Anni 20 e 30 nell’Ungheria del Reggente ammiraglio Miklós Horthy, a leggere i numerosi romanzieri  e novellisti che tanto successo ebbero specie in Italia, dovettero essere  lieti, spensierati, se non gaudenti. Attraverso le pagine di Molnár, Körmendi, Földi, Zilahy, Herczeg, Budapest doveva apparire agli Italiani una città vitale, ricca di eleganti caffè, di luoghi di divertimenti “proibiti”, di musiche tzigane e di bellissime donne bionde e disinibite. Gli ungheresi amavano leggere storie leggere, divertenti, godibili che sfioravano l’evasione pura.Anche il romanzo poliziesco sapeva di romanzo d’appendice e Jenö Rejtö era uno dei suoi massimi rappresentanti.
In realtà, Rejtö  si chiamava Reich ed apparteneva ad una famiglia ebraica della media borghesia della Capitale dove era nato nel 1905. Giovanissimo, si mise a viaggiare per l’Europa e per l’Africa vivendo in modo picaresco. Si arruolò persino  nella Legione Straniera, e conobbe il famoso Fort Saint- Jean.  Questa esperienza esotica lo colpì molto tanto che , tornato in Patria,cominciò a scrivere romanzi d’avventura ambientati in luoghi cari ai mitici Legionari. Poi, passò alle avventure nel  Far West . Nel 1939 compose “Quarantena al Grand Hotel” che ebbe un grande successo in Ungheria e all’estero. Ma la guerra era vicina. Fu deportato dai nazisti nel 1942 in un campo di concentramento in Ucraina dove morì l’anno successivo.
La casa editrice torinese Lindau ha recentemente pubblicato “Quarantena al Grand Hotel” in un’ottima traduzione di Bruno Ventivoli(che cura anche la postfazione).
Siamo in un’isola sperduta vicino Bali. Al Grand Hotel, luogo di ritrovo di varia umanità, scoppia improvvisa una temibile epidemia di peste bubbonica. L’albergo viene messo in quarantena tra gli alti lai dei suoi ricchi e blasonati(anche nel crimine)clienti. In questa atmosfera di tensione e di euforia(l’idea della Morte spinge molti a triplicare gli sforzi per darsi alla pazza gioia) viene accoltellato il dottor Ranke. Il commissario Elder porta avanti  le indagini tra mille difficoltà. Il movente è tipico degli Anni 30:una misteriosa formula chimica che fa gola a molte potenze.
Il ritmo del romanzo è forsennato, la trama quasi incomprensibile,i personaggi marionette che cambiano abbigliamento e personalità ad ogni pagina. I capitoli sono brevi,i colpi di scena continui. Si legge con facilità.
Ps. Sono stata a Budapest nel 1992. Faceva un freddo terribile(-15 gradi). Buda era stata ricostruita e aveva qualcosa di surreale. Pest dava l’impressione di un sonnolento villaggio. Ho visto la via Pál,il caffè “Japan” dove scriveva Rejtö(che non conoscevo), ho mangiato cinghiale, ascoltato gli Tzigani mentre nel tavolo accanto dei brianzoli tentavano approcci molto arditi con alcune sorelle ben in carne di Cicciolina. Poi, sono stata nella puzsta su un carro tirato da splendidi cavalli..Ne ho un ricordo meraviglioso. Capisco i grandi scrittori magiari: l’Ungheria è una favola.
29 Dic 2017

” Uomo e donna” (“Man and wife”-1870)di Wilkie Collins- Fazi. 2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
Il 1870 fu un anno molto importante per Wilkie Collins. Perdette Charles Dickens, il suo più caro amico e mentore, ebbe gravi problemi di salute che curò con il laudano, pubblicò prima a puntate e poi in volume “Man and wife”(in italiano “Uomo e donna”)destinato nei desideri dell’autore a rinverdire il successo di pubblico e critica di “Una donna in bianco”,”Armadale” e “The Moonstone”.
Nella realtà, il romanzo segnò l’inizio della fase discendente del grande scrittore vittoriano. “Uomo e donna” ha una struttura narrativa troppo complessa e troppo ambiziosa e rivela così in modo impietoso i limiti della scrittura collinsiana . L’autore vorrebbe infatti mettere insieme un’opera adatta al teatro tanto amato, un “sensational novel” e un testo di critica sociale. L’amalgama non riesce. Gli aspetti gotici e “sensazionali” sono sparsi in tutto il testo ,ma sono dominanti nella parte conclusiva quando il vilain di turno,il bellissimo ed atletico onorevole Geoffrey Delamanyn  imprigiona la sua ex amante, Anne Silvester, in una casa appartata e desolata di Fulham con l’intento di ucciderla per poter sposare  una ricchissima vedova. Per rendere la faccenda più fosca sceglie come carceriera  Hester Dethridge ,che un marito violento ed ubriacone,ha reso muta per sempre.  La scelta della vecchia e semi-folle Hester-che fa il paio con Miserrimus Dexter di “La Legge e la Signora”si rivela fatale per il nobiluomo e la storia precipita in un’inevitabile  tragedia.
Quanto  ai capitoli centrali(circa 15) sono definiti “scene” e hanno un andamento che vuol essere teatrale. Bisogna sgombrare il campo da ogni tipo di illusione: sono le parti peggiori del lungo romanzo dato che il lettore non sa se prendere sul serio la storia narrata o riderne. In queste “scene” Collins dipana con fare lento e sinuoso il tema principale: i tentativi arditi ed avvilenti che Anne Silvester mette in esecuzione per farsi sposare in Scozia- dove le regole matrimoniali sono molto bizzarre-dal suo seduttore, Geoffrey Delamanyn. Allontanatasi da una festa campestre a Windygates(Perthshire) dove si guadagna la vita facendo l’istitutrice dell’amica Blanche, Anne si rifugia in una locanda vicina. Lì si presenta come ” donna sposata”. Il marito la raggiungerà in serata.Basterà che lui si dichiari suo” marito” e il” matrimonio”, secondo la Legge di Scozia, sarà considerato valido.Invece di Delamanyn,arriva il giovane ed ingenuo Arnold Brinkworth,il fidanzato di Blanche. Da qui tutta una serie di equivoci, sotterfugi,ambiguità, menzogne che complicano ogni rapporto più o meno affettivo. Nel frattempo,il grand vilain ha ben altro per la testa: vincere una gara di corsa a Fulham e confermarsi il  campione  per eccellenza dell’Impero.Egli si sottopone per questo ad allenamenti massacranti e a sacrifici di ogni tipo(rinunciare alle dolci braccia della vedovella….).E qui la prima critica di Collins. Lo sport è un modo piacevole di vivere in armonia,ma quando,come accade, costruirsi un corpo muscoloso, apollineo e vincere gare su gare per dimostrare il proprio valore diventa un’ossessione cui sacrificare tutto, il cuore si inaridisce,i nervi cedono,il cervello impazzisce. Ci si trasforma in bruti, ci si autodistrugge.
L’altro strale è indirizzato alle strampalate regole matrimoniali vigenti in Irlanda e Scozia.Esse costringevano donne colpevoli solo di aver amato un miserabile a vivere (e a volte morire)ai margini di una società,quella vittoriana, tutt’altro che giusta nei confronti del sesso femminile. In questo romanzo, le reiette -ventenni- possono redimersi o divenendo “wife”di un vecchio di 70 anni o entrando in un convento cattolico come suore……
NB Lui,Collins, non si sposò mai ,ma si divise equamente tra due donne fino alla morte.
18 Dic 2017

“L’ora più buia della notte”di Enrico Luceri- GM 2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
Il 2017, un anno terribile,si chiude con ” L’ora più buia della notte” di Enrico Luceri,uno dei nostri migliori giallisti. Ma questo libro più che un giallo è un thriller .Anche se operano un commissario di polizia(Pietro Di Crescenzo) e una bella ispettrice(Ivana Zani),il protagonista assoluto è l’archeologo Enrico Roselli. L’uomo vive in una villetta immersa nella placida campagna toscana con la giovane, bellissima moglie Roby ed una schiera di gatti di cui Nuvola è il prediletto. L’uomo ha tutto ciò che ha desiderato: una moglie di rappresentanza(che trascura tanto che lei si è fatta un amante, un geometra), una bella casa, arredi preziosi,una cantina ben fornita di vini pregiati. Ma qualcosa lo rode: il benessere di cui gode non è dovuto al suo lavoro di archeologo bensì a quello di documentarista televisivo(e per questo mantiene Irene Fabbri,una maga del computer). Due mesi prima(molti sono i riferimenti alla Christie)  visitando il terreno che era appartenuto al padre contadino di Roby aveva scoperto che poteva avere il benessere e la sua vecchia attività. ma qualcuno nell’ombra trama contro di lui e più volte attenta alla sua vita….
La trama è intrigante e Luceri è  anche abilissimo nel montare in modo sapiente gli accadimenti e nel caratterizzare i personaggi quasi tutti ambigui. La scrittura è sempre elegante tanto che il lettore si chiede perché l’autore non passi al romanzo tout court
17 Dic 2017

” Una donna distrusse”( “Smash-up- The Story of a Woman”)di Stuart Heisler 1947

Scritto da Giuseppina La Ciura
Stuart Heisler(1896-1979) è stato un regista poliedrico che si è cimentato in quasi tutti i generi cinematografici. Solo due dei suoi film sono però ricordati:
- “La chiave di vetro”del 1942, un noir di gran classe tratto da un romanzo di Hammett ed interpretato da Alan Ladd e Veronica Lake.
- “Una donna distrusse”del 1947,un mélo con elementi noir su sceneggiatura originale di Dorothy Parker e interpretazione magistrale(che le valse la prima nomination all’Oscar)di Susan Hayward.
Il film si apre con la Hayward irriconoscibile sotto i bendaggi che da un letto d’ospedale invoca la figlia. E ricorda.
Si chiama Angelica(detta Angie) Evans ed è stata una cantante jazz molto promettente. Ma quando incontra Ken Conway(il bel Lee Bowman),un cantante alla ricerca del successo,Angie si innamora,si sposa e fa la brava mogliettina americana ,tutta casa e famiglia.Suo marito sfonda alla radio ed è impegnatissimo in concerti da Costa a Costa. Angie si sente sola e abbandonata. Inoltre, teme che il bel maritino la tradisca con la sua assistente,l’efficiente e raffinata Martha Gray(Marsha Hunt).Per dimenticare, beve.(e la Hayward da alcolizzata è bravissima).Il resto è prevedibile sia nel bene che nel male. Siamo nel 1947 e un uomo,un marito,per quanto crudele, ha tempi e modi per pentirsi. Una  donna,una moglie,è sempre un essere da rispettare ed aiutare.
12 Dic 2017

“Aria Mortale”(Murder ends the song-1941)di Alfred Meyers-Bassotti 2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
In questo 2017 che sta per finire  Marco Polillo nei suoi Bassotti ha presentato molti autori noti solo agli addetti ai lavori e gialli particolari,eccentrici. Anche l’ultimo di Dicembre ha le stesse caratteristiche. L’autore Alfred Meyers(1906-1963)non è certo celebre  e il suo unico romanzo “Aria mortale” è molto particolare ambientato com’è tra il mondo della Musica Operistica e un’isola deserta di fronte a Portland(Oregon). Di Meyers sappiamo che era originario di La Grande ,Oregon e che studiò in prestigiose Università ed Accademie musicali. Fu molto amico del famoso critico e scrittori di Gialli Anthony Boucher con il quale condivise la passione per l’ Opera. Nel 1947 firmò con altri colleghi l’antologia San Francisco Murders. Poi scomparve nell’anonimato.
In questo contesto, non stupisce il fatto che i due coprotagonisti siano un tenore e un soprano e tra di loro l’aria “Caro nome”dal Rigoletto di Giuseppe Verdi. Il tenore,Anthony Graine, giovane e talentuoso, ricopre anche le parti di io narrante e di detective amateur. Il soprano,Marina Grazie, è in declino fisico e vocale dopo essere stata negli Anni 20 un mito mondiale e stella fissa del Met. Ora-siamo nel 1941-è costretta a cantare in provincia ,all’Opera di Portland. La rappresentazione di “Rigoletto” viene salvata da Graine e dal baritono che riescono a nascondere le manchevolezze della Grazie.Ma la cosa non turba la vecchia Diva,che il giorno dopo  -domenica-con un tempo feroce (vento,pioggia,neve) “costringe ” Graine e il suo segretario e pianista Walter  Sands a trasferirsi per mare in un’isola deserta dove l’industriale Bollman ha fatto costruire un castello enorme come loro nido d’amore. La Diva,però, lo ha abbandonato per un giovane tenore e Bollman è morto di crepacuore non prima di averle regalato un gioiello favoloso. Il castello è vuoto, pieno di ragnatele, gelido, senz’acqua. Marina se ne infischia: sarà il suo composito entourage( un medico, un gigolò,una segretaria, la nipote Elena ,un autista e due servi)ad interessarsi di riscaldare il luogo e di mettere insieme un pasto decente.Lei si siede al pianoforte e canta e ricanta “Caro Nome”. Un Aria Mortale perché su queste note bellissime viene uccisa con un un ferro da lavoro.
Da quel momento il melomane Meyers trae ispirazione da quasi tutti i melodrammi classici(ad eccezione di Puccini). Segreti inconfessabili(e confessi),intrighi complicatissimi, due altri omicidi e l’assassino che nel turbinare della  neve si immerge nelle acque gelide ed espia le sue colpe.
Graine può cantare ” La commedia è finita”( Pagliacci) 
7 Dic 2017

” La donna che ha visto”di Ezio D’Errico- I fogli volanti 2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
La prima delle venti regole di S.S. Van Dine per scrivere un poliziesco recita quanto segue: “Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il caso.Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencate e descritte”
In questa Palmina n 226 dal titolo “La donna che ha visto” Ezio D’Errico, che il suo grande estimatore Camilleri definisce dotato di “un’immaginazione rinascimentale”,bara con il lettore e anche con il suo poliziotto d’elezione,il gargantuesco Richard. E’ ovvio che non dirò dove sta l’inghippo che mette fuori strada me e il commissario,ma quando questo accade ci resto male e diminuisco il numero delle stelle.Per questo sono solo quattro!
Marie Poupin,una povera servetta tolesana, viene mandata dai suoi padroni nel più “raffinato”(si fa per dire)Albergo della Sorgente di Barbazan, zona termale vicina al confine con la Spagna.Andrà in treno fino a Saint Gaudens. Lì dovrà prendere una corriera che la condurrà a Barbazon. Ma la fanciulla spende i suoi risparmi per comprarsi un foulard rosso con fiori bianchi e perde la corsa. Sarà costretta ad andare a piedi.Arriva dai Blondet,i padroni dell’Albergo, sfinita ed impolverata.Irriconoscibile.Poco dopo va a letto.Ma non riesce a dormire. Così si affaccia e vede un uomo che con l’aiuto di una corda scende lungo il muro. Si mette a gridare “Al Diavolo! Al Diavolo!Tutti,proprietari e clienti si svegliano e trovano  m. Vallier,un ricco parigino che è venuto a passare le acque, strangolato con una corda nel suo letto. Marie”la donna che ha visto”non vuol sentir ragione ,è come impazzita e va via all’alba. Poco tempo dopo viene trovata affogata in uno stagno vicino.
Essendo la polizia locale incapace di risolvere il caso, la sorella di Vallier, grande amante di gatti(detta appunto “la mamma dei gatti”)muove le sue amicizie influenti affinché il famoso Richard si occupi del caso. Il Commissario non ha nessuna voglia di andare in giro per la Francia, ma gli ordini sono ordini. Ed eccolo a Barbazon ad interrogare i vecchi amici di Vallier e poi a Parigi, e poi di nuovo a Barbazon. Sale e scende da treni con un apatico Milton a fargli compagnia. Ma alla fine si dovrà assoggettare ad un inseguimento folle in una vecchia spider gialla guidata da Milton per acciuffare il suo uomo. O meglio,la sua donna!
3 Dic 2017

“Assassinio sull’Orient Express” di Kenneth Branagh-2017

Scritto da Giuseppina La Ciura
In un algido pomeriggio del Novembre del 1965,incoraggiata da mia madre grande estimatrice di Poirot, lessi per la prima volta “Orient Express”. Avevo 16 anni,l’età giusta. Si trattava della Palmina n 127 del 1935(il romanzo era apparso in UK l’anno prima). Mi piacque molto,ma non come ” Dalle nove alle dieci” o ” Morte al villaggio”( si può dire che fin dall’inizio ho amato di più la Christie rurale di quella “esotica”?).Con il tempo avrei appreso che la traduzione fatta da Alfredo Pitta era rabberciata e alquanto distante dal testo inglese( per esempio: Ratchett non il mafioso italo-americano Cassetti ma l’irlandese O’Hara e Gino Foscarelli era divenuto il brasileiro Manuel Pereira. Inoltre, mr Armstrong non si era suicidato,ma era morto di crepacuore. Ah,la Censura fascista!). Nel Gennaio del 1975, in una Foligno sotto la neve, andai a vedere “Assassinio sull’Orient Express” . Il film mi incantò. Il cast era eccezionale: Laureen Bacall, Vanessa Redgrave,Sean Connery, Ingrid Bergmann(che vinse l’Oscar),Richard Widmark etc. Albert Finney, che vestiva i panni e i baffi di Hercule, non mi convinse molto dal punto di vista estetico. Troppo lontano dal mio immaginario Poirot. Il film ebbe un grande successo di pubblico e critica(il regista era Sidney Lumet) e i produttori cercarono di sfruttare il filone portando sullo schermo altri romanzi della Christie come” Poirot  sul Nilo” e “Corpi al sole”. Finney cedette il posto a Peter Ustinov, grande attore ma troppo alto e grasso per essere un Poirot credibile. Poi arrivò la tv e Suchet, che a mio parere è perfetto nella parte(ma i telefilm sono mediocri).
Ed eccoci in questo Natale 2017 al remake di “Assassinio sull’Orient Express”. Il film è diretto da Kenneth Branagh che riserva per sé il ruolo di Hercule Poirot. Non mi ha affatto convinta né come regista(il ritmo non è compatto per cui a momenti in cui non succede nulla si alternano altri troppo movimentati:pensate inseguimenti in un romanzo della Christie!)né come Poirot. Baffoni enormi alla Francesco Giuseppe, capelli folti, tratti anglosassoni. Legge Dickens(!!!)e non lascia spazio a nessuno. In realtà non ha torto . Il cast, con alcune eccezioni,è modesto o fuori ruolo. Chi sono Josh Gad, Daisy Ridley , Marwan Kenzari, Leslie Odom J? Soprattutto costui è un omaggio al politicamente corretto dato che  Odom è di colore e veste i panni del Dr Arbuthnot(la Christie era una tory e razzista come tutti in quel periodo storico).
Restano una splendida fotografia e una scenografia sontuosa.